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Il giardino di Torino, così è stato
definito il territorio del verde Canavese.
Un affascinante angolo del Piemonte che offre tesori
storici, artistici e naturalistici. Rapida ascesa
verso il cielo, emozioni a tutte le quote, si passa
dai 200 m s.l.m. della piana del Po e della Dora
Baltea all’Anfiteatro Morenico di Ivrea (200-850 m),
fino a toccare i 4000 m delle vette del Gran
Paradiso.Un’alternanza di storia e natura, tra
castelli, borghi medievali, manifestazioni
folkloristiche ed Canavese terra d’acqua ma
soprattutto terra di colline tra le colline, rese
inconfondibili dalla loro origine, create e plasmate
ad anfiteatro dall’imponente Ghiacciaio Balteo.
Elemento principe del Canavese è appunto
l'Anfiteatro Morenico di Ivrea (AMI), rilievo
morenico di origine glaciale, che si estende nella
provincia di Torino e, più marginalmente, in quelle
di Biella e di Vercelli. L'AMI risale al periodo
Quaternario e fu creato dal trasporto di sedimenti
verso la pianura Padana operato nel corso delle
glaciazioni dal grande ghiacciaio.A causa della
diminuzione delle temperature medie e delle maggiori
precipitazioni sull'arco alpino, durante il
Pleistocene iniziò ad accumularsi una notevole massa
di ghiaccio che via via si spinse sempre più verso
valle, andando ad occupare parte del Piemonte
nord-occidentale, l’attuale Canavese. In particolare
il fondovalle (areale dell’attuale Valle d'Aosta)
venne a più riprese totalmente occupato dal
Ghiacciaio Balteo, che con un percorso simile a
quello dell'odierna Dora Baltea usciva sulla pianura
canavesana per poi allargarsi a ventaglio arrivando
a lambire, nelle fasi di maggiore espansione
(intensa glaciazione), gli attuali abitati di Caluso
e di Agliè.
L’anfiteatro morenico di Ivrea occupa una superficie
di più di 500 km² ed è pertanto una tra le unità
geomorfologiche di origine glaciale meglio
conservate al mondo. Tale peculiare formazione
collinare morenica è costituita da tre parti
principali:
1. la morena laterale sinistra dell'antico
ghiacciaio, detta Serra di Ivrea (più importante ed
imponente formazione morenica esistente in Europa),
che prende origine alle pendici meridionali del
Mombarone e si dirige con percorso quasi rettilineo
verso sud-est per oltre 20 km (pico maggiore ad
Andrate 600 m s.l.m.) sfrangiandosi poi nelle alture
che circondano il lago di Viverone;
2. la morena laterale destra, di forma meno
regolare, e formata dai rilievi situati tra Bairo e
lo sbocco del torrente Chiusella sulla pianura
(maggiore altura Brosso 850 m s.l.m.);
3. la morena frontale costituita invece da
una successione di colline che si estendono tra
Agliè e Viverone e che vengono interrotte tra Mazzè
e Villareggia dal varco aperto dalla Dora Baltea.
All'interno dell'anfiteatro si trova una vasta area
pianeggiante (pianura canavesana), la cui quota
altimetrica è compresa tra i 210 e i 270 m s.l.m.;
in essa sono situati numerosi centri abitati tra i
quali la città di Ivrea è quello di maggiore
importanza. La continuità di questa pianura è
interrotta qua e là da rilievi isolati e da alcuni
cordoni collinari minori; uno di questi costituisce
il Piccolo Anfiteatro Morenico, centrato sui paesi
di Strambino e Scarmagno.
All’ultima glaciazione è seguito l’attuale periodo
interglaciale, che ebbe inizio circa 10.000 anni fa.
In tale periodo l’innalzamento delle temperature
causò lo scioglimento del Ghiacciaio Balteo che
portò alla formazione di un “grande lago” , il quale occupò tutta la
pianura canavesana che cinta dagli attuali cordoni
morenici (uniti ad arco-anfiteatro), costituiva un
sistema a diga naturale.
Lo svuotamento dell'area lacustre avvenne a seguito
del progressivo approfondimento dell'incisione
scavata dalla Dora Baltea, il suo effluente, tra
Mazzè e Villareggia. Intrappolati tra i cordoni
morenici rimasero però per lungo tempo vari specchi
d'acqua di dimensioni minori, alcuni dei quali sono
tuttora esistenti. Tra questi i più estesi sono il
lago di Viverone e quello di Candia. Altri bacini
lacustri di varie dimensioni vennero
progressivamente riempiti dai residui solo
parzialmente decomposti della vegetazione ripariale
e formarono le numerose torbiere ancora osservabili
nell'area.
Con l'interramento progressivo delle aree lacustri
lasciate dal ritiro del ghiacciaio la Dora Baltea
cominciò ad erodere la coltre sedimentaria che
costituisce la attuale pianura interna all'AMI. Il
suo corso, che comprendeva in passato numerosi rami,
in conseguenza di questo approfondimento, assunse
progressivamente una morfologia a canale unico e
tendenzialmente meandriforme. I rami più
occidentali, che divagavano nella zona di Fiorano e
Loranzè, vennero così abbandonati ed il fiume,
transitando nella strettoia compresa tra Ivrea e
Cascinette, creò una gola ben marcata.
In occasione di eventi di piena eccezionali ha luogo
la riattivazione del paleoalveo occidentale; questo
è causato dall'effetto diga che si crea quando
l'attuale alveo della Dora Baltea non riesce a
smaltire l'onda di piena proveniente dalla Valle
d'Aosta. Il fenomeno si è prodotto parecchie volte
in tempi storici ed in particolare, nel XXI secolo,
nel corso delle piene degli anni 2000, 2002 e 2008,
causando danni notevoli nelle zone attraversate dal
paleoalveo.
L'AMI è attraversato in senso nord-sud dalla Dora
Baltea, che raccoglie anche le acque del Chiusella e
di altri corsi d'acqua di minore importanza. Parte
dell'acqua trasportata dalla Dora viene captata dal
Naviglio di Ivrea e, dopo avere fornito acqua alla
risicoltura vercellese, risulta deviata verso il
bacino del Sesia. I versanti esterni delle colline
che compongono l'AMI sono tributari dei bacini
dell'Orco (a ovest) e dell'Elvo (ed est).
Tra i vari cordoni morenici che compongono
l'Anfiteatro sono presenti tutt’oggi numerosi laghi
la cui formazione è strettamente correlata alla
vicenda geologica dello stesso. Mentre il lago di
Viverone è piuttosto vasto (terzo per superficie di
specchio d'acqua del Piemonte) gli altri sono di
dimensioni medio-piccole. Appena a nord di Ivrea si
trovano i cosiddetti 5 laghi, il maggiore dei quali
è il Sirio; la morena laterale destra ospita invece
il lago di Alice e quello di Meugliano, mentre tra
le colline che compongono la morena frontale si
collocano il lago di Candia e quelli, più piccoli,
di Maglione e di Moncrivello.
I più estesi tra questi specchi d'acqua appartengono
alla categoria dei laghi intermorenici, che sono
cioè stati intrappolati tra i cordoni morenici
deposti nel corso delle diverse pulsazioni glaciali
che hanno interessato la zona. In altri casi però
l'origine geologica viene riferita in modo più
diretto all'azione del ghiacciaio: il lago di Alice
e i 5 laghi di Ivrea vengono infatti considerati dai
geologi laghi da erosione glaciale.
Le peculiarità morfologiche, ambientali e
paesaggistiche dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea e
di tutto il Canavese si rispecchiano anche nella
presenza di specie faunistiche e floristiche
autoctone di pregio, importanti oggetti di studio e
di interesse non solo per naturalisti e scienziati.
Questo è sottolineato anche dall’istituzione,
all’interno del territorio dell’AMI, di ben 12 SIC
(Siti di Importanza Comunitaria) e 2 ZPS (Zone di
Protezione Speciale), tra i quali troviamo anche il
Parco Provinciale del Lago di Candia.
La presenza di questi siti dall’alto valore
naturalistico evidenzia sì le peculiarità e le
bellezze del nostro territorio, il verde Canavese,
ma deve soprattutto agire da monito per la
protezione, la tutela e la salvaguardia delle specie
a rischio d’estinzione, animali e vegetali, per cui
tali siti sono stati costituiti,
Una gestione sostenibile e lungimirante permetterà
alle generazioni future di apprezzare le stesse
bellezze naturalistiche del Paesaggio Canavesano, di
cui tutti noi oggi possiamo godere.
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