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Relatore:

 

Dott. Giorgio Gnavi

 

 

Il giardino di Torino, così è stato definito il territorio del verde Canavese.

Un affascinante angolo del Piemonte che offre tesori storici, artistici e naturalistici. Rapida ascesa verso il cielo, emozioni  a tutte le quote, si passa dai 200 m s.l.m.  della piana del Po e della Dora Baltea all’Anfiteatro Morenico di Ivrea (200-850 m), fino a toccare i 4000 m delle vette del Gran Paradiso.Un’alternanza di storia e natura, tra castelli, borghi medievali, manifestazioni folkloristiche ed  Canavese terra d’acqua ma soprattutto terra di colline tra le colline, rese inconfondibili dalla loro origine, create e plasmate ad anfiteatro dall’imponente Ghiacciaio Balteo. 

Elemento principe del Canavese è appunto l'Anfiteatro Morenico di Ivrea (AMI), rilievo morenico di origine glaciale, che si estende nella provincia di Torino e, più marginalmente, in quelle di Biella e di Vercelli. L'AMI risale al periodo Quaternario e fu creato dal trasporto di sedimenti verso la pianura Padana operato nel corso delle glaciazioni dal grande ghiacciaio.A causa della diminuzione delle temperature medie e delle maggiori precipitazioni sull'arco alpino, durante il Pleistocene iniziò ad accumularsi una notevole massa di ghiaccio che via via si spinse sempre più verso valle, andando ad occupare parte del Piemonte nord-occidentale, l’attuale Canavese. In particolare il fondovalle (areale dell’attuale Valle d'Aosta) venne a più riprese totalmente occupato dal Ghiacciaio Balteo, che con un percorso simile a quello dell'odierna Dora Baltea usciva sulla pianura canavesana per poi allargarsi a ventaglio arrivando a lambire, nelle fasi di maggiore espansione (intensa glaciazione), gli attuali abitati di Caluso e di Agliè.

L’anfiteatro morenico di Ivrea occupa una superficie di più di 500 km² ed è pertanto una tra le unità geomorfologiche di origine glaciale meglio conservate al mondo. Tale peculiare formazione collinare morenica è costituita da tre parti principali:  

1. la morena laterale sinistra dell'antico ghiacciaio, detta Serra di Ivrea (più importante ed imponente formazione morenica esistente in Europa), che prende origine alle pendici meridionali del Mombarone e si dirige con percorso quasi rettilineo verso sud-est per oltre 20 km (pico maggiore ad Andrate 600 m s.l.m.) sfrangiandosi poi nelle alture che circondano il lago di Viverone;  

2. la morena laterale destra, di forma meno regolare, e formata dai rilievi situati tra Bairo e lo sbocco del torrente Chiusella sulla pianura (maggiore altura Brosso 850 m s.l.m.);

 3. la morena frontale costituita invece da una successione di colline che si estendono tra Agliè e Viverone e che vengono interrotte tra Mazzè e Villareggia dal varco aperto dalla Dora Baltea.

 All'interno dell'anfiteatro si trova una vasta area pianeggiante (pianura canavesana), la cui quota altimetrica è compresa tra i 210 e i 270 m s.l.m.; in essa sono situati numerosi centri abitati tra i quali la città di Ivrea è quello di maggiore importanza. La continuità di questa pianura è interrotta qua e là da rilievi isolati e da alcuni cordoni collinari minori; uno di questi costituisce il Piccolo Anfiteatro Morenico, centrato sui paesi di Strambino e Scarmagno.

All’ultima glaciazione è seguito l’attuale periodo interglaciale, che ebbe inizio circa 10.000 anni fa. In tale periodo l’innalzamento delle temperature causò lo scioglimento del Ghiacciaio Balteo che portò alla formazione di un “grande lago” [1] , il quale occupò tutta la pianura canavesana che cinta dagli attuali cordoni morenici (uniti ad arco-anfiteatro), costituiva un sistema a diga naturale.

Lo svuotamento dell'area lacustre avvenne a seguito del progressivo approfondimento dell'incisione scavata dalla Dora Baltea, il suo effluente, tra Mazzè e Villareggia. Intrappolati tra i cordoni morenici rimasero però per lungo tempo vari specchi d'acqua di dimensioni minori, alcuni dei quali sono tuttora esistenti. Tra questi i più estesi sono il lago di Viverone e quello di Candia. Altri bacini lacustri di varie dimensioni vennero progressivamente riempiti dai residui solo parzialmente decomposti della vegetazione ripariale e formarono le numerose torbiere ancora osservabili nell'area.

Con l'interramento progressivo delle aree lacustri lasciate dal ritiro del ghiacciaio la Dora Baltea cominciò ad erodere la coltre sedimentaria che costituisce la attuale pianura interna all'AMI. Il suo corso, che comprendeva in passato numerosi rami, in conseguenza di questo approfondimento, assunse progressivamente una morfologia a canale unico e tendenzialmente meandriforme. I rami più occidentali, che divagavano nella zona di Fiorano e Loranzè, vennero così abbandonati ed il fiume, transitando nella strettoia compresa tra Ivrea e Cascinette, creò una gola ben marcata.

In occasione di eventi di piena eccezionali ha luogo la riattivazione del paleoalveo occidentale; questo è causato dall'effetto diga che si crea quando l'attuale alveo della Dora Baltea non riesce a smaltire l'onda di piena proveniente dalla Valle d'Aosta. Il fenomeno si è prodotto parecchie volte in tempi storici ed in particolare, nel XXI secolo, nel corso delle piene degli anni 2000, 2002 e 2008, causando danni notevoli nelle zone attraversate dal paleoalveo. 

L'AMI è attraversato in senso nord-sud dalla Dora Baltea, che raccoglie anche le acque del Chiusella e di altri corsi d'acqua di minore importanza. Parte dell'acqua trasportata dalla Dora viene captata dal Naviglio di Ivrea e, dopo avere fornito acqua alla risicoltura vercellese, risulta deviata verso il bacino del Sesia. I versanti esterni delle colline che compongono l'AMI sono tributari dei bacini dell'Orco (a ovest) e dell'Elvo (ed est).

Tra i vari cordoni morenici che compongono l'Anfiteatro sono presenti tutt’oggi numerosi laghi la cui formazione è strettamente correlata alla vicenda geologica dello stesso. Mentre il lago di Viverone è piuttosto vasto (terzo per superficie di specchio d'acqua del Piemonte) gli altri sono di dimensioni medio-piccole. Appena a nord di Ivrea si trovano i cosiddetti 5 laghi, il maggiore dei quali è il Sirio; la morena laterale destra ospita invece il lago di Alice e quello di Meugliano, mentre tra le colline che compongono la morena frontale si collocano il lago di Candia e quelli, più piccoli, di Maglione e di Moncrivello.

I più estesi tra questi specchi d'acqua appartengono alla categoria dei laghi intermorenici, che sono cioè stati intrappolati tra i cordoni morenici deposti nel corso delle diverse pulsazioni glaciali che hanno interessato la zona. In altri casi però l'origine geologica viene riferita in modo più diretto all'azione del ghiacciaio: il lago di Alice e i 5 laghi di Ivrea vengono infatti considerati dai geologi laghi da erosione glaciale.

Le peculiarità morfologiche, ambientali e paesaggistiche dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea e di tutto il Canavese si rispecchiano anche nella presenza di specie faunistiche e floristiche autoctone di pregio, importanti oggetti di studio e di interesse non solo per naturalisti e scienziati. Questo è sottolineato anche dall’istituzione, all’interno del territorio dell’AMI, di ben 12 SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e 2 ZPS (Zone di Protezione Speciale), tra i quali troviamo anche il Parco Provinciale del Lago di Candia.

La presenza di questi siti dall’alto valore naturalistico evidenzia sì le peculiarità e le bellezze del nostro territorio, il verde Canavese, ma deve soprattutto agire da monito per la protezione, la tutela e la salvaguardia delle specie a rischio d’estinzione, animali e vegetali, per cui tali siti sono stati costituiti,

Una gestione sostenibile e lungimirante permetterà alle generazioni future di apprezzare le stesse bellezze naturalistiche del Paesaggio Canavesano, di cui tutti noi oggi possiamo godere.


 

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